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Autore: Alessandro Massi

Lucio Calastri, cofondatore de La Vena di Vino e protagonista di Spiriti del Bosco

Lucio Calastri

Cofondatore de La Vena di Vino

Lucio Calastri è cofondatore de La Vena di Vino e una presenza centrale nel progetto Spiriti del Bosco. La sua figura unisce memoria, esperienza e capacità di accoglienza, contribuendo a mantenere vivo il legame tra tradizione e contemporaneità.

Tartufaio per esperienza e passione, conosce il bosco in modo diretto e profondo. Il territorio non è un semplice riferimento geografico, ma uno spazio vissuto e attraversato nel tempo. Questa familiarità con l’ambiente naturale si traduce in un contributo concreto alla costruzione dei nostri distillati.

Lucio si occupa della raccolta delle botaniche che compongono gli Spiriti del Bosco. Un lavoro che richiede attenzione, conoscenza stagionale e rispetto dei ritmi naturali. Ogni erba, ogni fiore selezionato nasce da un rapporto autentico con il paesaggio.

Nel progetto Spiriti del Bosco, il suo ruolo garantisce radicamento, continuità e coerenza: la materia prima non è soltanto un ingrediente, ma il risultato di una relazione concreta con il territorio.

Bruno Signorini, cofondatore de La Vena di Vino e protagonista di Spiriti del Bosco

Bruno Signorini

Cofondatore de La Vena di Vino

Bruno Signorini unisce il lavoro quotidiano a La Vena di Vino al ruolo di moderno mercante di spirito. La sua figura tiene insieme accoglienza, ricerca e progettazione, in un equilibrio costante tra tradizione e sperimentazione.

Tra vecchi ricettari, archivi e infusioni, Bruno lavora per riportare alla luce una cultura liquoristica che a Volterra ha avuto una storia significativa. Il suo studio parte dalla memoria delle antiche distillerie e dalle formule tramandate, con l’intento di comprenderle prima ancora di reinterpretarle.

La ricerca non è nostalgia, ma metodo. Ogni ricetta nasce da un confronto continuo tra passato e presente, tra documentazione storica e possibilità contemporanee. L’obiettivo non è replicare, ma comprendere e restituire coerenza a una tradizione che rese celebri i liquori volterrani ben oltre il territorio.

Nel progetto Spiriti del Bosco, Bruno rappresenta il punto di partenza ideale: l’idea, la visione e la volontà di costruire un percorso indipendente, capace di dare nuova forma a un’eredità liquoristica locale.

Salvo Cammisuli Mastro Distillatore degli spiriti del bosco

Salvo Cammisuli

Mastro Distillatore

Salvo Cammisuli è il mastro distillatore che cura la realizzazione dei distillati Spiriti del Bosco. La sua competenza artigiana e la sua creatività rappresentano un elemento decisivo nella costruzione di ogni ricetta.

Con l’apertura de Il Liquoraio Matto a Certaldo nasce una sinergia strutturata tra Volterra e Certaldo: un’associazione d’impresa che consente al progetto Spiriti del Bosco di essere finalmente indipendente nella produzione dei propri distillati. Non una semplice collaborazione tecnica, ma un lavoro condiviso, fondato su metodo, confronto e responsabilità.

La distillazione è il punto in cui ricerca e materia si incontrano. Le botaniche selezionate, lo studio delle formule e il legame con il territorio trovano nella mano del distillatore il loro equilibrio definitivo. È qui che l’idea diventa liquido, che la teoria si trasforma in struttura aromatica.

La collaborazione tra Il Liquoraio Matto e Spiriti del Bosco permette di navigare su rotte alcoliche precise, con traiettorie sempre indipendenti. Ogni produzione mantiene la propria identità, pur nascendo da un dialogo continuo.

Un esempio emblematico di questo percorso è il recupero di ricette storiche toscane, come il “Fumetto” – Acquavite Anaciata Toscana, un liquore all’anice già presente nell’Ottocento nelle produzioni volterrane. Un nome antico, legato all’opacità che la bevanda assume quando viene diluita con acqua, riportato oggi in vita attraverso una nuova formulazione che intreccia tradizione mediterranea e botaniche locali.

Accanto al gin di Volterra e alle altre etichette della gamma, il lavoro di Salvo consente di tradurre natura, storia e qualità in distillati coerenti, riconoscibili e radicati nel territorio.

La distillazione, in questo progetto, non è soltanto un processo produttivo: è il momento in cui prende forma l’identità stessa degli Spiriti del Bosco.

Interno della Vena di Vino a Volterra con mensola di bottiglie vintage e pareti in pietra (dicembre 2013)

Vena di Vino – Un frammento autentico di Volterra (video del dicembre 2013)

Nel dicembre 2013 veniva pubblicato su YouTube un breve video dedicato alla Vena di Vino, storica osteria di Volterra situata in via Don Minzoni 30. Un documento semplice e diretto, ma oggi prezioso: restituisce l’atmosfera di un locale che, già allora, era considerato uno dei luoghi più identitari della città.

Il racconto descrive la Vena di Vino come un posto “spartano, senza etichetta”, una meta amata non soltanto dai turisti, ma soprattutto da chi a Volterra ci vive. E proprio questa è la sua cifra: un ambiente autentico, lontano dalle costruzioni artificiose, dove l’esperienza conta più dell’apparenza.

Un locale dove sentirsi a casa

Nel video si sottolinea come la Vena di Vino sia un luogo in cui sentirsi a casa. Tavoli condivisi, salumi, piatti toscani, vino versato senza formalismi: un’osteria nel senso più pieno del termine. Qui il tempo si dilata, le conversazioni si allungano e il bicchiere diventa pretesto per stare insieme.

Non è solo un posto dove mangiare, ma uno spazio di relazione. La dimensione conviviale è centrale: amici, residenti, visitatori si mescolano in un clima informale, spontaneo.

Un interno inconfondibile

Uno degli elementi più iconici, già ben visibile nel video del 2013, è l’interno del locale: centinaia di reggiseni appesi al soffitto, vecchie insegne, oggetti e memorie che raccontano anni di passaggi, risate, serate memorabili.

Questa scelta decorativa, ironica e provocatoria, è diventata nel tempo uno dei tratti distintivi della Vena di Vino. Non un’operazione estetica studiata a tavolino, ma una stratificazione di storie e gesti lasciati da chi è passato di lì.

Vino, assenzio e distillati rari

Nel filmato viene ricordata anche un’altra particolarità: la possibilità di bere assenzio, il celebre liquore amato dai “poeti maledetti” dell’Ottocento, insieme ad altri liquori e distillati rari e vintage.

Questo dettaglio racconta molto dell’identità del locale: curiosità, gusto per il particolare, attenzione per bottiglie non comuni. Non solo vino toscano, ma anche ricerca, sperimentazione, piccole rarità da scoprire.

Una testimonianza del 2013

Guardare oggi quel video del dicembre 2013 significa osservare una fotografia nel tempo: la Vena di Vino come era allora, già pienamente riconoscibile nella sua anima.

Un luogo popolare e insieme unico, capace di rappresentare uno spaccato autentico della vita volterrana. Non un locale costruito per il turista, ma uno spazio vissuto prima di tutto dai volterrani — e proprio per questo capace di affascinare anche chi arriva da fuori.

In fondo, la forza della Vena di Vino sta tutta qui: essere rimasta fedele a se stessa, come una vena sotterranea che attraversa la città e ne alimenta la parte più vera.

storia del gin a Volterra Expo 1862

Storia del Gin a Volterra: 1862, Expo di Londra e una Tradizione Sorprendente

La storia del gin a Volterra non nasce nel presente, ma affonda le radici nell’Ottocento. È un dato che sorprende molti: già nel 1862, durante l’Esposizione Universale di Londra, tra i prodotti italiani compariva anche un gin legato a Volterra.

Non si trattava di un episodio isolato, ma della testimonianza di una competenza territoriale già strutturata. In un’epoca in cui le esposizioni internazionali erano il massimo palcoscenico produttivo mondiale, la presenza di un gin volterrano indica una realtà economica e botanica consolidata.


Storia del gin a Volterra e l’Expo di Londra del 1862

L’Esposizione Internazionale di Londra del 1862 si svolse a South Kensington e rappresentò uno dei grandi momenti della modernità industriale europea. Dopo il successo del 1851 al Crystal Palace, Londra tornava a essere centro dell’innovazione globale, e i distillati erano parte integrante dell’identità produttiva dei territori.

La presenza di un gin legato a Volterra dimostra che la città non era isolata, ma inserita in circuiti commerciali e culturali di ampio respiro.

Link esterno consigliato (dofollow): inserisci qui un collegamento a una fonte autorevole sull’Expo 1862 (es. pagina istituzionale, enciclopedia, museo).


Perché Volterra poteva produrre gin nell’Ottocento

La risposta è nel territorio. La zona di Volterra e dell’Alta Val di Cecina è da sempre ricca di botaniche spontanee: ginepro mediterraneo, erbe aromatiche, radici officinali e piante balsamiche. Il ginepro toscano, in particolare, è considerato tra i più intensi e profumati d’Europa: note resinose, fresche e balsamiche che si prestano naturalmente alla distillazione.

La storia del gin a Volterra è quindi strettamente legata alla disponibilità delle botaniche e a una cultura erboristica radicata, capace di trasformare il paesaggio in un profilo aromatico riconoscibile.

  • ginepro mediterraneo intenso
  • erbe spontanee aromatiche
  • radici e piante officinali
  • componenti balsamiche e resinose

Dal Novecento a oggi: continuità e trasformazioni

Con l’Unità d’Italia e l’industrializzazione, molte produzioni locali subirono trasformazioni profonde: alcune scomparvero, altre si adattarono. Tuttavia la cultura delle infusioni, dei rosoli e dei distillati artigianali rimase viva nel territorio toscano, anche se spesso in forme meno strutturate rispetto all’Ottocento.

Questo filo non si è mai realmente spezzato: è rimasto nel sapere diffuso, nelle botaniche raccolte, nelle ricette tramandate, nelle pratiche di infusione e macerazione che appartengono da secoli alla cultura rurale e boschiva.


La rinascita contemporanea del gin e il valore della memoria

Oggi parlare di gin a Volterra non significa inventare qualcosa di nuovo, ma riattivare una memoria produttiva. Il gin contemporaneo è tornato a essere un distillato identitario: non solo base per la miscelazione, ma espressione del paesaggio.

Nel caso di Volterra questo significa cercare un equilibrio tra freschezza e profondità aromatica, valorizzare botaniche coerenti con il territorio e mantenere un’attenzione reale alla sostenibilità e alla filiera.

La storia del gin a Volterra non è una curiosità folkloristica: è un precedente che restituisce profondità culturale alla produzione attuale e rafforza l’idea di un distillato che nasce da un luogo preciso.


Una tradizione che continua

Recuperare la storia del gin a Volterra significa riconoscere che questo territorio ha sempre avuto le condizioni per produrre distillati di qualità. Oggi quella tradizione può essere interpretata con strumenti contemporanei, senza perdere il legame con il paesaggio e con la cultura botanica locale.


Perché la storia del gin a Volterra è ancora attuale

Approfondire la storia del gin a Volterra non significa limitarsi a un episodio del 1862, ma comprendere un processo più ampio che lega territorio, botaniche e cultura produttiva. Le esposizioni universali dell’Ottocento erano strumenti di legittimazione economica: presentare un distillato significava dichiarare competenza tecnica e qualità delle materie prime.

Volterra, grazie alla sua posizione e alla ricchezza naturale dell’Alta Val di Cecina, possedeva entrambe le condizioni. Il ginepro cresce spontaneamente nelle aree collinari, le erbe officinali fanno parte della tradizione locale e la cultura della trasformazione delle botaniche era già diffusa in Toscana.

Per approfondire il contesto storico dell’evento londinese, puoi consultare la documentazione dell’International Exhibition of 1862, che descrive il ruolo centrale dell’esposizione nello sviluppo industriale europeo.

Oggi la storia del gin a Volterra rappresenta un elemento identitario che rafforza la produzione contemporanea. Non è una ricostruzione nostalgica, ma un precedente documentato che restituisce profondità culturale al distillato.

Se vuoi conoscere il nostro approccio attuale alla selezione delle botaniche e alla costruzione del profilo aromatico, puoi approfondire qui → Gin di Volterra artigianale.

Gin Toscano

Il prezzo originale era: € 36,00.Il prezzo attuale è: € 31,00.

Gin Toscano è uno dei distillati più rappresentativi di Spiriti del Bosco.

Un gin secco e territoriale, in cui le bacche di ginepro – protagoniste assolute – si intrecciano con salvia, pepe nero e botaniche mediterranee, dando vita a un profilo aromatico intenso ed elegante.

Ottimo come digestivo, estremamente versatile nella miscelazione.

Vol. 40% – 70 cl

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